


PREMIO SPECIALE DLELA GIURIA
1. Empatia - Elena Pinnen (Roma)
Mi parli da un balcone a strapiombo
sui tuoi giardini intricati
di dita lunghissime da perdere il fiato,
annego tra i capelli, due tappeti senza fine
tra i nostri piedi persiani.
La bocca tua grande, tua aperta
è la galleria sterminata
di un mondo che si attorciglia
tra i rami rossi
di questa disperazione che avvampa
sotto alluci appiccicati al suolo umido.
Dove siamo finiti amore mio,
che inferno è questo,
fatto di sole, di insetti che accorrono per stare
uniti e strusciarsi tra le fessure della terra.
Canto per te che dolcemente ridi,
che dolcemente menti,
che dolcemente non parli.
Siamo nient'altro che due alberi muti
che pregano. E tu dici
non dimenticarti di me
e io già giaccio senza più anima
sotto questa coltre di
neve. La tua pelle
di seta.
2. In un niente - Serena Focaccia (Forlì)
E' che non credevo di perderti
così, in un niente,
quando le cose da imparare, quelle
non le avevamo ancora considerate.
Novembre e la nebbia si stendevano uguali
sul tuo cappotto e la mia gonna leggera,
hai guardato i miei anni sdraiati su di te
percorrendo con pazienza ogni curva del mio andare,
a volte un sorriso rotolava sulla curva delle ciglia.
Le cose da imparare però, la misura dell'amore
la comprensione del dolore le inevitabili pieghe del destino,
quelle non le abbiamo mai considerate.
E in un niente sei scivolato via
e io niente ancora avevo imparato
nemmeno il modo giusto di perderci.
Ora soltanto so questo parlarti ogni sera
in un letto dove mi assale primavera
e di marzo mi sorprende la vita ostinata,
ma chiuderò le imposte, sarà novembre
e ancora niente imparerò.
Tu, in quel niente, sarai.
3. Universi in versi - Anna La Cecilia (Foggia)
Celati dentro cieli perlacei
arsi calici piangono
da vitrei occhi plumbei
schegge temporali di lucide movenze
che ebbre danzano
con spasmodica veemenza
come angeli invasati
su involucri di carta
versando vermigli universi in versi
invano invocando visioni di remote vicinanze,
vibrazioni di scordati accordi,
echi di antiche cadenze.
Bagnate dentro cieli stizziti
tempeste notturne strizzano
brillanti occhi stellati,
che da sguardi siderali pulsano
sull'anima fra astri tesa,
e stende la notte ferite rapprese
su cieli di carta
come rosse stelle di carne accese,
stillando scarlatto inchiostro in versi,
gocce di solide passioni liquefatte,
flussi di parole grondanti
dalla vena poetica,
dolcemente sanguinante…
4. Les jeux sont fait - Maurizia Fervari (Busseto, PR)
L'inverno sfoglia lentamente giorni
in astenia di luce.
Lunghe le sere giungono precoci
ammantate di nebbia.
Presso il camino siedono i pensieri
in raucedine d'anni
ad attizzare enigmi mai risolti
da decifrare in riccioli di fumo
fuggenti per la cappa.
Sulle ginocchia fa le fusa il gatto
alle carezze assorte
mentre l'orecchio attende dalla scala
i passi che verranno.
Dal profondo risalgono le note
di quella melodia
che la mano provava e riprovava
sui tasti logorati
di un altro inverno.
Risuonano dei passi. Trasalisce
la mente ancora intenta ai suoi bilanci.
Non è più tempo di indagare ammanchi.
Les jeux sont fait messieurs. Rien ne va plus.
5. White World - Gabriele Calcagno, (Genova)
Bianco
Vorrei diluire
lo stanco battito
del cuore
in un'uniforme piattaforma
di assolata compagnia.
Ma
il gettito dei sentimenti
arranca stancamente
nel grigiore,
nell'attorcigliato marasma
dell'avara monotonia.
Il candore
che cerco
non è un fantasma:
è il rifugio isolato
dove la mente annega
sui ghiacciai indistinti
della cristallina fantasia.
Parco innevato
da un sapore antico
dove si dissolve
ogni ululato
agguerrito
dell'ipocrisia.
6. Lune Corinzie - Giovanna Anselmi, (Rossano Scalo, CS)
Qui, dove il vento
sussurra omeriche memorie,
fasti fossilizzati in pietra
cingono i sentieri d'una notte
odorosa di mirto
che cesella lune corinzie.
7. Venus - Roberto Morpurgo, (Bulgarograsso, CO)
Intarsiata da luci
fra ginestre croci
colma la chioma
ctonia
in acromatiche fibre
e d'ombra.
Entro la fronda
implume
schiume sciacquano scie
d'eremitiche lascivie
celando ciprigni
segreti in
latomie…
…e in ossidiane attorte
(le due sue
colonne)
schiva serpe l'edera in Morte
dell'ossidione di
Marte.
8. Il vento soffia... - Massimo Belardo, (Qualiano, NA)
Il vento soffia a disfiorare il monte,
ond'io, raccolto, il mio pensier taverno,
e fisso il fonte dell'abisso averno.
Migro fin dove il mar congiunge il cielo,
e mi sprofondo in quello, d'improvviso,
cui 'l franto anelo infrangesi conquiso.
De la ragion letizia l'alma plora,
intanto, pur, che il senno disinganni,
e già l'accora all'empio degli affanni.
Ancor più forte sibila la brezza
tra fiori ed erbe, e ramoscelli e arbusti,
ch'irti han crudezza e son coi sterpi adusti.
Ne svettan tal scoscesi a macchia e al sommo,
sul quale io seggo e osservo per la rupe,
e il torbo assommo, e getto a catadupe.
Son sopra un sasso e pongo a ritemprare
il mio respir che bramo al soffio unito;
nel vuoto cerco il senso d'infinito
che mi trascina al mare, e ad alienare.
9. Città d'acqua - Silvana Ponsero, (Villar Dora, TO)
Al mattino è gialla,
una rosa tea appena sbocciata.
Sulle altane deserte
risuona la voce chioccia dei piccioni.
Il tramonto è arancio,
la luce calda trattiene i gabbiani
che virano incerti verso il mare aperto.
Nella pioggia è grigia metallica,
grigia soffusa nella nebbia,
un acquerello su carta seppia.
Con il sole è sfavillante di marmi,
di notte è blu profondo
con sprazzi di verde smeraldo e rosso vermiglio.
Fasci di luce tagliano l'oscurità,
vigili occhi di fanali gialli sulle briccole
si frantumano in caleidoscopi di scaglie d'oro
sull'acqua densa color petrolio.
Un sopranista dispiega nel silenzio
la sua voce artefatta e conturbante,
un'anziana turista accenna un passo di danza
nello scenario barocco delle vetrine illuminate.
Ombre si disegnano sulle colonne,
ombre veloci e sinuose
che si aggirano indisturbate
sulle pietre della città d'acqua.
10. Modernità - II - Davide Arminio, (Nole Canavese, TO)
Bestia di fuoco, forgiata da Efesto,
prometeica figlia;
ampio mostro sei tu, e arcipotente.
Chi certo riparo avrìa,
dimmi, alle fiamme di mille vulcani
ch'irruenti da le tue nari erompono?
Di', chi fermar potrìa
tremenda l'armonia dei tuoi muscoli,
che colli sbancano, e monti, radono
le selve, e glauco seccano il mare,
l'antico letto tralocan de' fiumi?
Chi, dunque, dimmi, mostruosa bellezza?
L'artigli tuoi, spruzzati di sangue,
carezzano il crine d'ognun lievi
sì che ciascun petto, inebriato, langue,
e il tuo mugghio s'erge immane e profondo;
tutto ne trema il nostro picciol mondo.
Crognaleto - Adelmo Cavuti (Teramo)
Nel belvedere San Nicola
sulla terra di Piano Vomano
il sole risplende nei verdi prati
e sulle cime ancora innevate.
Dalla graziosa chiesetta
s'ode il vociar di scolari
giunti fin quassù
per un amico unico.
Tutti in fila ed ordinati
usciamo dal paese,
oggi vivo ed in festa,
verso la grande quercia.
Qualche acciacco del tempo
si nota, sulla grigia corteccia,
ma la sua maestosità effonde
rispetto e tenerezza.
Il suo busto viene cinto
in un paterno abbraccio
di bimbi felici.
Altri, siedono
sulle grandi radici,
come nipoti
sulle gambe del nonno.
Anche oggi ti sei fatta valere,
lunga vita a te o grande quercia.
Gran Sasso - Roberto Colasuonno (Roma)
Maestoso ed imperiale
è fermo là
finge di dormire
scrutando sotto di sè
gioielli luminosi
con comignoli fumare
avvolto in un mantello
candito di coltre
ancor più splendido
al crepuscolare del sole
quando
sovrastato da un'iperbole di stelle
e di luce lunare
l'occhio umano si va a posare
esternando un pensiero
che lui terrà nel cuore.
Roberto - Giancarlo Antonioli (Latina)
Trent'anni insieme
paladini di giustizia
giorno dopo giorno
a giocarsi tutto
anche il tempo degli affetti.
Noi squadra sincera
legata stretta da umanità
e tu Roberto pronto sempre
fratello maggiore, saggio
serio, forte e ilare
a cui chiedere tutto.
Abbiamo vissuto
gli anni delle lotte, delle sfide
del rischio di non tornare
animati da credo e fedeltà.
Da te ho appreso i valori
della tua terra d'Abruzzo
aspra come i suoi monti
e verde come la forza
sempre rinnovata
dopo ogni sconfitta.
Ti porto stretto
in un abbraccio di gratitudine
con l'Infinito che ora sei.