Il Gruppo Emmaus
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Il gruppo emmaus è...
... i giovani che hanno deciso di vivere in pienezza la qualità della propria fede. La fede esplica in loro tutte le sue potenzialità e la vita cristiana viene accolta nella libertà come avventura originale: la carità diventa benedizione, testimonianza, servizio ecclesiale e impegno sociopolitico.
In questi giovani la riflessione sul mistero cristiano è continua; lo sforzo di coerenza è permanente e le varie forme di impegno apostolico e le diverse vocazioni danno vita ad un’appartenenza alla Chiesa, sentita e manifesta.
E i sacerdoti...
Ripetono gli atteggiamenti del Signore, seguendo il metodo della sua carità sulla via di Emmaus. Prendono l’iniziativa dell’incontro e si mettono accanto a loro. Con loro percorrono la strada ascoltando, condividendo le loro ansie e aspirazioni; a loro spiegano con pazienza il messaggio esigente del vangelo e con loro si fermano per ripetere il gesto dello spezzare il pane e suscitare in essi l’ardore della fede che li trasforma in testimoni e annunciatori credibili.
La Storia
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Il Gruppo, nasce nella Casa Madre dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù a Secondigliano, nell'Inverno del 2005.
Alcuni giovani, dopo un'esperienza forte con il Signore, sentono l'esigenza di condividere la dolce e formidabile conoscenza di Dio a tanti altri giovani come loro, e di annunciarlo fino ai confini della terra.
Viene fondato così il GRUPPO EMMAUS: il nome è scelto pensando all'evento narrato nel Vangelo di Luca (24,13-35) nel quale sono coinvolti due discepoli che si dirigevano verso Emmaus ed ebbero la gioia di incontrare il Risorto. Gioia che assaporarono solo nel momento in cui il Viandante e Sconosciuto uomo che li accompagna lungo il viaggio, invitato a rimanere con loro, accetta l'invito e poi si fa riconoscere nello spezzare il pane.
È l'intensità dell'esperienza a stimolare questi giovani a condividere la gioia dell'incontro del Signore che si "spezza" e si "dona" ogni giorno per ciascuno di noi.
Ispirato e sostenuto dalla spiritualità e dal carisma del Beato Gaetano Errico, "apostolo della misericordia" nel Giugno del 2005 vive la sua PRIMA ESPERIENZA di annuncio kerigmatico a 30 giovani.
L'Emmaus si incammina così, per una strada che si stà rivelando a poco a poco vero e proprio disegno di Dio.
Attualmente sono circa 150 i giovani che hanno partecipato ad una delle sue ESPERIENZE e molti di questi sono inseriti nella pastorale delle proprie parrocchie sparse un po' in tutto il territorio diocesano.
Il Carisma
"Fatichiamo, con la perdita di tutto, non esclusa la vita, per far conoscere a tutti gli uomini l'ardentissimo Amore dei Sacri Cuori verso di noi e per accendere nel cuore degli uomini il santo divino amore". (Beato Gaetano Errico)
Vita di Gruppo
"Amati e lasciati amare da Cristo così come sei!". Riscopriamo nello stare insieme, nel rispettarci, nel gioire e nel volerci bene la vera essenza della vita.
Incontri
Catechesi e preghiera: ogni lunedì alle ore 20.30. L'incontro inizia con l'animazione (canti e balli) per creare un clima di gioia e fraternità. Ascoltiamo la Parola di Dio e poi i sacerdoti conducono la catechesi. Momento culminante dell'incontro è l'Adorazione Eucaristica.
Preghiera, Catechesi, Formazione, Festa, Cineforum e Cenacoli di preghiera.
Convivenze
2 Convivenze di 2gg tutto il gruppo (primavera e autunno); durante l'anno e specialmente nei "tempi forti"; convivenze ed esperienze di condivisione con gruppi giovanili di altre parrocchie.
Luca 24, 13-35
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Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Incontrare Gesù
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L'incontro con Gesù non è un incontro qualunque. L'educazione alla fede cerca questo: di prepararlo, di offrirlo, di approfondirlo perché sia un incontro personale: è quanto propone il “Gruppo Emmaus” nelle sue diverse “esperienze”. Nel mese di giugno 2007 il GE ha vissuto al sua quinta esperienza di annuncio. “Maestro, dove abiti? Venite e vedrete” (Gv 1,38-39): sono le parole del Vangelo che hanno aiutato i giovani a fissare lo sguardo su Gesù, Maestro e Signore della nostra vita.
I discepoli, accorsi sulle rive del Giordano per ascoltare le parole dell'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battista, si videro indicare in Gesù di Nazaret il Messia, l'Agnello di Dio. Essi, incuriositi, decisero di seguirlo a distanza, quasi timidi e impacciati, finché Lui stesso, voltatosi, domandò: «Che cercate?», suscitando quel dialogo che avrebbe dato inizio all'avventura di Giovanni, di Andrea, di Simone Pietro e degli altri apostoli. È lungo i sentieri dell'esistenza quotidiana che è possibile incontrare il Signore. Nella concretezza di quell'incontro sorprendente, descritto con poche essenziali parole, ritroviamo l'origine di ogni percorso di fede. E' Gesù che prende l'iniziativa. Quando si ha a che fare con Lui, la domanda viene sempre capovolta: da interroganti si diventa interrogati, da «cercatori» ci si scopre «cercati»; è Lui, infatti, che da sempre ci ama per primo. Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro: non si ha a che fare con qualcosa, ma con Qualcuno, con «il Vivente». I cristiani non sono i discepoli di un sistema filosofico: sono gli uomini e le donne che hanno fatto, nella fede, l'esperienza dell'incontro con Cristo.
L'incontro con Cristo a volte resta superficiale e fugace. D'altra parte un'esposizione sistematica della fede può risultare per i giovani soltanto una bella storia, o un'ideologia articolata, non annuncio e promessa di salvezza. Il GE punta invece ad un incontro che avviene nella testimonianza di vita. A sollecitare e a sostenere l'incontro di fede con Gesù Cristo è una vita vissuta di una comunità credente e la sua interpretazione mediante la parola della fede. Il gruppo diventa perciò segno della fede. Si impegna per dare trasparenza ed autenticità evangelica alla sua vita, convinto che non può comunicare la fede se non la vive come la grande risorsa della propria esistenza.
Ad ogni “esperienza” ripete a se stesso che per operare il discernimento e il rinnovamento necessari non basta solo fare qualcosa: sono necessari, invece, giovani-testimoni, giovani di fede, sensibili alle cose di Dio e pronti alla testimonianza coraggiosa. Ritrova così il suo ambiente vitale e la via concreta per rafforzare la propria testimonianza nella preghiera, con la quale ravviva la coscienza della sua intima e vitale relazione con Dio, e nella comunione fraterna, con la quale si vive con semplicità il dono de sè e il senso della condivisione nella accoglienza degli altri.
Il cammino di fede dei giovani richiede la testimonianza di una comunità-gruppo che si rinnova continuamente. La testimonianza, tra l'altro è l'unico linguaggio capace di convincere i giovani che Dio esiste e il suo amore può colmare una vita. Lui offre a ciascuno un “vita nuova”. Chiede però a ciascuno di uscire da se stesso per andargli incontro, affidando a Lui tutta la vita. Una vita oltre la superficialità e la paura in grado di far riconoscere ciascuno come unico.
Un tuffo nel Mistero di Dio
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Colui che contempla stupito le opere meravigliose che Dio ha compiuto per lui in Gesù Cristo, ha una gran voglia di esprimere a Dio tutta la sua gratitudine nel vedersi tanto e incredibilmente amato. Vive da uomo spirituale quando contempla il mistero in cui è immerso e risponde con uno stile rinnovato di vita.
Per scoprire la presenza di Dio nella propria vita e negli avvenimenti della propria storia, ci vuole uno sguardo penetrante, capace di leggere dentro la realtà e arrivare fino al mistero che l’attraversa.
La fede non è altro che uno sguardo penetrante, capace di togliere il velo che copre la propria esistenza.
Il credente vive di fede quando si immerge nel mistero della sua vita. Quando fa una specie di tuffo nel mistero “si immerge nel profondo della sua vita per tornare alla sua vita dopo aver contemplato il mistero”.
Chi vive di fede fa della sua esistenza una concreta e gioiosa sequela di Gesù. Ma non lo fa come se fosse un eroe solitario, impegnato in un’impresa disperata. Vive, crede, ama e spera in compagnia dei suoi fratelli.
Tale credente ha riscoperto nella sua vita quotidiana lo stile e la qualità della presenza di Dio e confessando la potenza di Dio che opera in Gesù Cristo, nella sua storia personale e collettiva, l’attenzione alla vita si trasforma subito nella festa della vita che sta diventando progressivamente nuova e salvata. La festa è così lo straordinario vangelo della vittoria definitiva sulla morte.
“Rallegriamoci. Non c’è spazio per la tristezza. È la vita che distrugge ogni paura”. È stato questo lo slogan dei tre giorni dell' Emmaus. Un’esperienza pensata per i giovani, animata dai giovani e fatta dai giovani. Come Gesù di Nazareth i giovani amano la vita, ne assumono con coerenza gli aspetti ordinari, ne accettano le sfide, gli interrogativi, le tensioni della loro età; operano per il superamento delle ambiguità presenti nell’esperienza giornaliera e nello stesso tempo, fermentano con l’amore e la gioia ogni scelta.
Emmaus è un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme verso il quale sono diretti due discepoli che incontrano Cristo, non lo riconoscono, disputano sulle Scritture lungo tutto il tragitto, ma i loro occhi sono incapaci di riconoscerlo. Gesù parla il loro stesso linguaggio ma essi non comprendono nulla. Durante la cena, quando Cristo spezza il pane, lo riconoscono e gli dicono: «Signore, resta con noi perché si fa sera» (Lc 24,13-35).
“Emmaus” è un gruppo di giovani nato nella Casa Madre e coordinato dai Missionari dei Sacri Cuori che si propone di condividere ad altri giovani l’esperienza di Gesù Cristo, riconosciuto nello “spezzare il pane”, attraverso la testimonianza concreta e gioiosa della propria fede. E il I Emmaus ne è stato il concreto impegno. Dal 3 al 5 giugno 2005, 40 giovani si sono ritrovati insieme nell’Oasi di Maria a Visciano (NA), semplicemente per incontrare Gesù e riconoscerlo, proprio come hanno fatto i discepoli di Emmaus. Oggi è un gruppo che conta più di 180 giovani.
Una voce che ci chiama
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Si va sempre più diffondendo una continua ed incredibile accelerazione del tempo con ritmi di vita così vertiginosi che nessuno più ha tempo. Per alcuni pensatori contemporanei ciò è dovuto al tentativo di salvare se stessi dalla frustrazione esistenziale. La moderna dittatura dei mass-media manipola il pensiero, le emozioni e la vita stessa. In questo scenario tanti i messaggi, le attrazioni, tante le cose da fare, da vedere, da comprare, tante… che non si sa più cosa sia veramente utile per la propria crescita personale. Più si corre e meno si è falici. È strano! Per la scrittrice Susanna Tamaro oggi si rischia di vivere “come farfalle rinchiuse in una serra con troppi fiori: a furia di svolazzare da una corolla all’altra ci ubriachiamo e stramazziamo al suolo”. Le molteplici opportunità di relazione e di informazione che offre la società moderna rischiano talora di togliere spazio al raccoglimento, sino a rendere le persone incapaci di riflettere e di pregare.
Ma non è tutto così. C’è in molti un desiderio di quiete, di pace, di benessere interiore. Tutto sta a trovare “il tempo”. In realtà, solo in questo “tempo” l’uomo riesce ad ascoltare nell’intimo della coscienza la voce di Dio, che veramente lo rende libero. Ascolto, riflessione, preghiera… a volte queste realtà hanno per noi connotati un po’ negativi, come se fossero un qualcosa che coarta la spontaneità e l’allegria, come se si trattasse perfino di un’attività pesante o noiosa da sopportare con pazienza e da limitare allo stretto necessario. Abbiamo bisogno di scoprire la ricchezza del silenzio, di sperimentare la bellezza dei momenti di preghiera, il piacere di una salutare solitudine, condizione indispensabile per un profondo e fecondo dialogo con noi stessi e con Dio. Il clima di maggiore serenità ci offre una situazione favorevole per coltivare questa importante attività.
Ed è questo tempo e questo clima che noi giovani dell' Emmaus ci siamo concessi. Abbiamo trovato il tempo e abbiamo deciso di “fermarci”. Siamo giovani alla ricerca di Dio. Giovani in ricerca di verità e di autenticità. Giovani in ricerca della propria vocazione. Giovani in ricerca di luoghi dove fare silenzio e ascoltare la parola di Dio. Siamo giovani che abbiamo deciso di non trasformare la nostra testa in un supermercato o in un catalogo di attrezzi scientifici. Abbiamo deciso di non affittare il cervello a nessuno. Abbiamo incontrato Gesù Cristo, nostra via, verità e vita. E Lui è l’unica realtà che può soddisfare la nostra libertà, appagare la nostra esigenza di conoscenza. È la certezza della Sua presenza in mezzo a noi, che definisce la nostra qualità di vita, la nostra realtà fino a farcela cambiare.
Questa esperienza ci ha fatto tornare con sicurezza alle nostre case carichi della luce, del calore, della vibrazione di ragione e di amore, che la presenza di Gesù Cristo in mezzo a noi - del Signore il cui nome adesso noi conosciamo - ci ha dato; e per questo la nostra è una posizione stabile, permanente, di rapporto con Lui, di attesa, di domanda, di apertura a quello che il Signore, come ha fatto in questi giorni, continuerà a fare lungo tutta la nostra vita.
L’esperienza quotidiana ci impedisce, il più delle volte, di credere fino in fondo che nell’amore tutto è possibile e che per amare si avvera l’impossibile.