Lunedì, 26 Novembre 2007
"Un vissuto che ci raggiunge": iniziano le conferenze sulla presenza dei Missionari dei Sacri Cuori in Afragola
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di p. Vincenzo D'Antico

Omelia del Vescovo | Programma delle celebrazioni | Poesia

E' iniziata nella Casa di Afragola la "tre giorni" (26-28 nov) di conferenze e di studio sulla presenza dei Missionari dei Sacri Cuori nella città.
P. Antonio Palmiero, esperto della spiritualità del Beato Gaetano Errico e della storia dell'Istituto, ha introdotto il tema con una riflessione storico-teologica sulla "Presenza dei Missionari dei Sacri Cuori nella vita ecclesiale alla luce del carisma del Beato Gaetano Errico".
Infatti dopo un excursus storico-biografico della figura del Beato Gaetano Errico e la presentazione del suo carisma ha presentato i religiosi di don Gaetano come voluti da Dio per essere i testimoni del suo amore misericordioso. E commentando lo slogan "Un vissuto che ci raggiunge" ha sottolineata l'importanza di sentirsi interpellati affinchè il proprio vissuto "diventi, nel segno della continuità, sempre più luminoso".

Riportiamo di seguito il testo integrale della conferenza

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La presenza dei Missionari dei Sacri Cuori
nella vita ecclesiale alla luce del carisma del Beato Gaetano Errico

a cura di p. Antonio Palmiero, msscc

Premessa

Per una migliore comprensione e per dare più linearità alle note che seguono, leggeremo a ritroso il titolo del tema che mi è stato assegnato: La presenza dei Missionari dei Sacri Cuori nella vita ecclesiale alla luce del carisma del Beato Gaetano Errico.

Partiremo, cioè, da Gaetano Errico per giungere, attraverso il carisma, alla presenza nella vita ecclesiale.

Procederemo, pertanto, secondo il seguente itinerario.

1. Chi e Gaetano Errico

2. Qual è il suo carisma. “Suo” non nel senso che egli sia, come dire?, l'inventore del carisma e, quindi, un suo brevetto o proprietà personale, ma nel senso che egli ha fatto “suo” un “dono” (questo il significato del termine “carisma”) del Cielo, che lo ha chiamato e lo ha inviato per una missione.

3. Qual è la “specificità” o, meglio, il “proprio” di questo dono. Il “proprio” ci fa sapere quali le materie principali che Gaetano Errico ha studiato alla scuola di Gesù. La storia e tutta qui. Gesù e la scuola dove si impara a diventare come lui, per fare quello che ha fatto lui.

Ciò che segue si propone, quindi, anche se per grandi linee, di evidenziare due cose:

La prima: che l'esistenza e la presenza ecclesiali dei Missionari dei Sacri Cuori non sono frutto del caso o di una serie di circostanze più o meno fortunate o fortuite, né, meno ancora, sono figlie della fantasia o dell'inventiva personale di un certo Don Gaetano Errico. Esse rientrano, invece, in un progetto, che affonda le sue radici nel mistero di amore di Dio per l'umanità;

la seconda: che, storicamente, questo progetto si caratterizza per alcuni elementi che gli sono propri, anche se in modo non esclusivo.

Sono questi elementi che danno identità e volto alla presenza ecclesiale di qualsiasi istituto religioso. A patto, però, che i membri, che “abitano” una realtà locale, siano segni credibili e trasparenti di quella "PRESENZA" che li ha chiamati e inviati. Ciò vuol dire che la “verità” di una presenza, più che dal fiume che scorre (le cose, cioè, che si fanno e si vedono), è data dalla nostalgia che questa presenza riesce a suscitare della e per la “Sorgente”. “Presenza” non è farsi vedere, ma lasciarsi vedere. Anche perché chi è luminoso non ha bisogno di mettersi in mostra.

1. Chi è Gaetano Errico

È un sacerdote dell'800 napoletano. Nasce (1791) e muore (1860) in Secondigliano, allora "Casale" della città di Napoli, ora “Quartiere” della città. È figlio di modesti artigiani: il papà gestisce un piccolo laboratorio (presto fallito) di paste alimentari e la mamma è tessitrice di felpa. A sedici anni entra in seminario, che frequenta da esterno, perché la famiglia non ha la possibilità di pagare la retta. È ordinato sacerdote nel settembre del 1815. Dopo l'ordinazione sacerdotale, per circa 20 anni, è maestro comunale e collaboratore del parroco nella chiesa dei santi Cosma e Damiano in Secondigliano.

Ha soltanto 27 anni quando Dio gli manifesta la sua volontà: vuole che fondi una Congregazione religiosa sotto il titolo dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. La realizzazione di questo “progetto” lo impegnerà per 30 anni (1818-1848) e saranno trent'anni segnati da lotte, incomprensioni, calunnie, minacce, insulti, ... provenienti non solo dai "nemici" esterni, ma anche da parte di molti ambienti ecclesiastici.

Porta a termine il “progetto”, perché per lui la croce non é “un” motivo per fermarsi. È “il” motivo per andare avanti. La croce. Un segnale sicuro. Indica la strada tracciata e percorsa dal Maestro. La strada “maestra”, dunque.

Muore in Secondigliano il 29 ottobre del 1860.

1.1. Il suo tempo

La realtà in cui vive e opera Gaetano Errico è differente dalla nostra sotto tutti i punti di vista: religioso, politico, sociale, economico, culturale ...

- regnano i Borboni, con le interruzioni della dominazione francese (la repubblica partenopea e il decennio 1805-15);

- sono presenti le idee illuministiche, il giansenismo, la carboneria e altre sette minori. L'illuminismo e il giansenismo sono eresie che provengono da sponde apposte, ma mirano o ottengono lo stesso effetto allontanare l'uomo da Dio: l'uno negandolo, l'altro rendendolo inavvicinabile;

- la situazione politica é confusa e turbolenta. Siamo nel periodo risorgimentale. Poco più di un mese prima che muoia, Garibaldi entra in Napoli;

- le condizioni socio-economiche, igieniche e culturali del popolo sono, diremmo oggi, da terzo mondo;

- il Sud Italia è considerato terra di missione: è la regione meno cristianizzata e la più superstiziosa.

2. Il carisma

Per ciò che attiene agli aspetti biblico-teologici del carisma del Beato Gaetano Errico, vi rimando a quanto dirà domani sera un maestro d'arte, Don Luigi Medusa. lo, da modesto artigiano, mi limito ad alcune note descrittive.

La prima cosa da dire è che ogni carisma, se autentico, è dono dello Spirito alla Chiesa. Quindi, nessun carisma é inutile o superfluo. Dire , o solo pensare, una simile cosa sarebbe un'offesa allo Spirito, perché significherebbe affermare che anche lo Spirito di Dio può incorrere, a volte, nell'errore di tirar fuori dal suo cilindro una cosa ... inutile o quasi. Il problema vero, purtroppo, é un altro. E cioè che sono i destinatari del carisma a rendere, a volte, inutile o quasi il dono ricevuto.

Per quanto riguarda, invece, il carisma oggetto della possiamo dire così:

- Gaetano Errico, come tutti i fondatori, è stato chi e ad accogliere Cristo come il fiore accoglie la luce colore, profumo e bellezza. Non tutti i fiori saranno uguali, ognuno avrà una sua profumo e un suo colore, pur avendo interiorizzato la nostra riflessione, amato a contemplare del sole e acquista bellezza, un suo stessa luce.

Così è per chi contempla e accoglie Cristo: ognuno avrà una sua bellezza, un suo profumo e un suo colore. Del resto il Vangelo é secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Noi potremmo anche dire secondo Pietro, Paolo, Giacomo,... Ogni apostolo ed evangelista ha contemplato Cristo e lo ha “raccontato” dandogli la sfumatura e il profumo suo personale e dell'ambiente e momento in cui viveva.

Nella storia della Chiesa, San Francesco è differente da San Domenico e Sant'Ignazio di Loyola non è identico a San Giovanni Bosco. Gaetano Errico è, a sua volta, differente dagli altri. Anch'egli è stato chiamato a contemplare Cristo e il suo “racconto” delle cose contemplate ha assunto la bellezza, il profumo e i colori del fiore della misericordia, cioè della tenerezza di Dio per l'uomo, soprattutto per “i poveri di cuore”, cioè, per i doppiamente poveri: poveri di fede e poveri di diritti umani.

2.1. Tutto comincia...

... una sera sul coro della Chiesa dei Padri redentoristi in Pagani (SA). Quella “sera” coincide con una sera degli ultimi giorni del mese di settembre o con una dei primi giorni del mese di ottobre dell'anno 1818. È Gaetano Errico stesso a informarcene. Leggiamo in una Relazione che egli scrive nel 1831:

“ ... appena che ascesi al sacerdozio, volendomi ritirare per alcuni giorni a rinnovare lo spirito, da Secondigliano mi portai in San Michele dei Pagani, casa primaria della Congregazione del SS. Redentore; e d'allora in poi annualmente seguitai, come tuttora seguito a portarmi a quella casa per farmi il santo annuale ritiro ....

Una volta, circa tredici anni addietro, mentre mi trattenevo nel coro, nel tempo del mio ritiro, innanzi alla presenza di Gesù Sacramentato, m'intesi nel cuore questo efficace sentimento, il quale fu confermato da una interna visione del Beato Alfonso, che siccome esso Beato aveva istituito la Congregazione dal braccio di Nocera, così era cosa utilissima istituire un'altra dalla parte di Secondigliano, ....

Negli anni seguenti, nel medesimo coro, mentre pregavo il Sacramentato Signore, mi si manifestò che questa Congregazione da istituirsi si fosse istituita ad onore dei Sacratissimi ed amantissimi Cuori di Gesù e di Maria...".

Dai testi citati, Gaetano Errico ci fa sapere: che, inizialmente, gli viene rivelato:

- che Dio vuole avere bisogno di lui,
- e che lo vuole fondatore di una famiglia religiosa;
- e che, negli anni seguenti, gli viene "manifestato":
- che la Congregazione dovrá essere “istituita ad onore dei Sacratissimi ed amantissimi Cuori di Gesù e di Maria”.

Queste le "richieste" del Cielo. Poche e piuttosto generiche. Ma volutamente. Vedremo il perchè. lui le accetta e si impegna a dare la sua "risposta".

Ma ... il "sì" della Chiesa alla "risposta" di Gaetano Errico arriva nel 1846, cioé 28 anni dopo il suo "sì". E nel 1848, cioè 30 anni dopo, arriva anche il "sì" delle autorità civili. Il re Ferdinando Il' ordina che venga concesso l' Exequatur .

La fondazione della Congregazione: un cammino durato trent'anni (1818-1848).

2.2. Perché un tempo così lungo?

Perché per chi ha il cuore sufficientemente vasto, per chi non si rassegna davanti a una situazione umana e sociale ingiusta e dolorosa, per chi non accetta di farsi rimorchiare, di intrupparsi nella mediocrità, di perdersi nel conformismo, per chi non ama assumere pose da riformatore e demagogo, il Signore presenta una prova particolarmente impegnativa: la sofferenza per l'ideale. Possiamo chiamarla la "prova delle catacombe" o "della legge del calvario" o "della croce", come indispensabile fermento di ogni novità.

La grandezza di un'idea, di un progetto, non é data dal successo immediato che ottiene o dai consensi che provoca, ma dal prezzo che si è chiamati a pagare. E Gaetano Errico il suo prezzo lo paga. E come!

Il fatto, in questa sede, lo diamo per scontato. La semplice elencazione dei problemi, difficoltà, ostacoli, ... ci porterebbe troppo lontano.

2.3. Quale la risposta di Gaetano Errico?

La leggiamo nell'Introduzione alle Regole, che egli scrive per "la nascente Congregazione".

Questo il testo:

"L'Eterno Padre, nel dispensare il suo divino amore nel cuore degli uomini, fra tutte le creature prescelse i Cuori santissimi di Gesù e di Maria: ora i Sacri Cuori essendosi, in tal opera, serviti di cooperatori dei divini misteri, si sono in questi ultimi tempi compiaciuti chiamare noi per compartire ai poveri di cuore il Santo Amore.

Il primario Fine adunque del nostro Istituto é appunto di faticare con la perdita di tutto, non esclusa la vita, quando fosse necessario, per far conoscere ai popoli tutti l'ardentissimo amore dei Sacri Cuori verso di noi ed accendere nel cuore degli uomini il santo divino amore.

I mezzi, poi, per conseguire il fine prefisso sono tutte le opere del nostro apostolico ministero".

Esaminiamola brevemente.

In essa sono presenti due dimensioni:

A. La dimensione teologica
(cioè, la parte di Dio), che include due aspetti:

A.1. "L'Eterno Padre ... prescelse i Cuori Santissimi di Gesù e di Maria...". Questo testo presenta il "sogno" di Dio: salvare l'uomo, suo figlio. Un "sogno" che risale alle origini, all'eternità stessa di Dio e che storicamente ha avuto il suo culmine nell'invio nel mondo di Gesù e di Maria, come missionari del suo amore misericordioso.

A.2. La "chiamata" alla cooperazione per la storicizzazione del “sogno": " ... ora i Sacri Cuori ... si sono compiaciuti chiamare noi...".

La chiamata alla cooperazione sottolinea il fatto che, per realizzare il "sogno" di Dio, non si richiede di predisporre o in ventare un "proprio" progetto, ma che bisogna far "proprio" il progetto del Padre, così come lo hanno fatto "proprio" i Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

Dal "progetto" di Gesù, Gaetano Errico coglie, in modo particolare, due aspetti e li fa "propri":

- la missionarietà itinerante: andare incontro all'uomo, anche fisicamente,
- e la missionarietà samaritana: dimorare sulle strade dell'uomo per "vedere" - "fermarsi" - "sentire compassione".

B. La dimensione antropologica
(cioè, la parte dell'uomo), che include ugualmente due aspetti. La nuova famiglia religiosa:

B.1. nasce con il "primario Fine" di "far conoscere...",

B.2. e, per storicizzare il "primario Fine", si impegna:

B.2.1. a "faticare...", e

B.2.2. a servirsi dì tutte le "opere" apostoliche che saranno ritenute valide per il conseguimento del Fine.

Il testo, letto nella sua globalità, evidenzia che Gaetano Errico
- accoglie e fa proprie, nella Dimensione teologica, le "richieste" del Cielo e
- le completa, nella Dimensione antropologica, con un proprio contributo.
"Contributo" inteso nel senso che esso traduce in "segni" il "sogno" di Dio. Precisa, cioe, e definisce nei particolari, "cosa" concretamente si impegna a fare la nuova Famiglia religiosa e "come" intende farlo per storicizzare le "richieste" del Cielo. Ecco perché le "richieste" del Cielo erano "volutamente" generiche, perché "completarle" spettava a lui. Spettava a lui, perché, nell'economia della salvezza, Dio, quando sceglie di servirsi di cooperatori, li vuole attivi, partecipi, corresponsabili, e non semplici, freddi, anonimi, meccanici, esecutori di ordini. Gaetano Errico non fa eccezione. Il suo comportamento risponde appieno al "comportamento" di Dio.

3. Un ultimo approfondimento: i Missionari dei Sacri Cuori per quale presenza?

Nelle due dimensioni, teologica e antropologica, sono presenti tre elementi o momenti, destinati a caratterizzare la presenza dei Missionari dei Sacri Cuori nella realtà ecclesiale.

Sinteticamente:

3.1. "L'Eterno Padre, nel dispensare il suo divino amore nel cuore degli uomini, fra tutte le creature prescelse i Cuori Santissimi di Gesù e di Maria".

È il "momento mistico", cioè la passione per Dio, contemplato nel suo mistero di amore misericordioso verso l'uomo.

Ciò che contempla il nostro Fondatore non e però, un "generico" o il “generale" amore del Padre per l'uomo.

La sua contemplazione si focalizza sul gesto, il più grande e paradossale, che l'amore del Padre ha compiuto nei riguardi dell'uomo: l'invio nel mondo del suo Figlio Gesù, a cui ha voluto associare anche la mamma, Maria.

Ciò vuol dire che la contemplazione del mistero dell'amore misericordioso del Padre, quello storicamente vissuto da Gesù e da Maria, costituisce l'obiettivo esistenziale di tutti i membri dell'Istituto. Indipendentemente da tempi e luoghi.

" ... ora i Sacri Cuori, essendosi in tal opera serviti di cooperatori, si sono, in questi ultimi tempi, compiaciuti chiamare noi per compartire ai poveri di cuore il santo Amore".

Quindi :

- "inviati" dai Sacri Cuori, ossia a partire da una profonda comunione con loro;
- "inviati" dei Sacri Cuori, cioè in loro nome, per realizzare il loro progetto, quello che essi hanno ricevuto dal Padre.

Da qui, il ruolo di cooperatori, vissuto nella fedeltà a un progetto. Fedeltà che non é immobilismo, ripetizione meccanica di gesti, parole, comportamenti, ritorno nostalgico al passato, ... ma impegno e capacità di rendere attuale, nell'oggi del tempo e dei luoghi, il dinamismo intrinseco racchiuso nel progetto originario e di cui noi siamo cooperatori/continuatori.

3.2. "Il primario Fine adunque del nostro Istituto é appunto di faticare con la perdita di tutto, non esclusa la vita, quando fosse necessario, per far conoscere...".

È il "momento politico", cioè la passione per l'uomo. È la scoperta, alla luce del "momento mistico", che la maggior gloria di Dio é l'uomo vivente. Dio é glorificato nell'uomo. L'uomo é la via a Dio. È la presa di coscienza di ciò che Dio vuole da lui: "incarnare" nella storia ciò che ha contemplato. E, allora, "faticare, con la perdita di tutto..." per essere "racconto" per amore e di amore per i "poveri di cuore". La contemplazione "incarnata” nella storia non deve, non può ridursi all'annuncio di una notizia verbale. Dev'essere notizia vivente. La notizia verbale la dà il giornalista. I Missionari dei Sacri Cuori sono stati voluti da Dio per essere i testimoni e non i giornalisti dell'amore misericordioso di Dio.

3.3. "I mezzi, poi, per conseguire il fine prefisso sono tutte le opere del nostro apostolico ministero".

È il "momento organizzativo": la risposta da dare, alla luce del "momento politico", perché il vangelo dell'amore diventi "buona notizia", cioè " "buona realtà", ma lì, in quel momento, in quel posto, per quella persona, per quel gruppo, per quella comunità, per quel popolo,...

I tre "momenti" sopra presentati sono trans-temporali e trans-culturali e come tali sono le linee portanti a cui - sempre - dovunque - comunque - i Missionari dei Sacri Cuori sono chiamati a far riferimento. I tre momenti sono anche tre "segni" che, permettendo di dire e da dare la tenerezza di Dio all'uomo di ogni tempo e di ogni terra, danno anche identità e volto alla presenza dei missionari dei Sacri Cuori nella vita ecclesiale.

Conclusione

I missionari dei Sacri Cuori sono stati chiamati e inviati dallo Spirito per vivere nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa:

- un'unica missione (momento politico);
- che ha un'unica sorgente (momento mistico);
- che, a loro volta, danno vita a un unico albero: l'Istituto religioso;
- un albero che deve poter e saper fiorire in una pluralità di risposte (momento organizzativo): essere frescura per chi è stanco, frutto per chi ha fame, fiore per chi è solo, riparo per chi non ha tetto, legna da ardere per chi ha freddo, ...

L'Istítuto deve poter e saper ripetere quello che ha fatto Gesù. La misericordia, cioè la tenerezza del Padre, di cui egli era il missionario, storicamente l'ha manifestata e donata incarnandola nei tanti volti dei bisogni dell'uomo del suo tempo. E così, la medesima misericordia é diventata salute per i malati, pane per gli affamati, accoglienza e fiducia per i peccatori, perdono per i nemici, rimprovero per gli ostinati nel male, vita per i morti, ...

Mi fermo qui e concludo richiamando il tema generale di questo convegno: “Un vissuto che ci raggiunge” ...

Non possiamo non essere felici che questo passato ci abbia raggiunto e non possiamo non ricordare con affetto e riconoscenza coloro che hanno lavorato perché questo passato giungesse fino a noi. È importante che questo vissuto ci abbia raggiunto, ma ancora più importante é sentirsi interpellati da questo vissuto, perché il vissuto di oggi, il nostro vissuto, diventi, nel segno della continuità, sempre più luminoso. Esprimo l'auspicio che questo vissuto interpelli, prima di tutto, e soprattutto, noi Missionari dei Sacri Cuori, ma interpelli anche voi amici, soprattutto laici. Insieme,il cammino, forse, sarà più facile o meno difficile. Certamente, però, sarà più gioioso e più ricco di frutti. Se così sarà, permetteremo anche al buon Dio di tirare un pò il fiato. Perché in quell'angolo di terra, chiamato Afragola, c'è chi, ispirandosi al carisma del beato Gaetano Errico, rende visibile il Suo volto e credibile il Suo amore.

 
MISSIONARI DEI SACRI CUORI
DI GESU' E DI MARIA