
Sabato, 13 Ottobre 2007
Si è conclusa la IX Edizione del Premio di Poesia dedicato al Beato Gaetano
Errico con la cerimonia di premiazione che ha visto l'assegnazione degli
undici premi ai poeti. Tra i partecipanti all'incontro il Superiore Generale dei Missionari dei Sacri Cuori, p. Salvatore Izzo e il ministro per
i Beni e le Attività Culturali, l'on. Francesco Rutelli, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, il vice presidente della Provincia di Napoli Antonio Pugliese.
Sono intervenuti inoltre il rettore dell¹Università degli studi Parthenope, il prof. Gennaro Ferrara, il presidente della VII Municipalità di Napoli, Giuseppe Esposito, il presidente del Comitato per la Qualità del vivere, dott. Vincenzo D¹Onofrio, il giornalista Salvatore Testa e il Consiegliere Antonio Funaro.
La presentazione della manifestazione è stata della dott.ssa Rosita Longobardi; voce recitante dott.ssa Mariagrazia D¹Amore, mentre gli interventi musicali sono stati eseguiti dalla band "E sona mò trio".
CLASSIFICA DEI VINCITORI DELLA IX EDIZIONE
DEL PREMIO NAZIONALE DI POESIA BEATO GAETANO ERRICO
SEZIONE LINGUA
1. "Il muro" Giuseppe Bagno
2. "Libero incanto" Assunta Caruso
3. "Voglia di libertà" Chiara Pollo
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
"Libertà" Irene Memoli
"
Grido" Mariateresa Di Mauro
"
Il canto del mendicante" Antilici Fabrizio
SEZIONE VERNACOLO NAPOLETANO
1. "‘A libertà" Vincenzo Russo
2. "O curaggio ‘e cagnà" Raffaele Scala
3. "Vulà senza ‘e scelle" Adriana Fiore
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
"A libertà" Antonio Basile
"
Libertà" Gerardo Altobelli
Ecco il mio muro,
Lo imbratto con le poesie,
Schizzi di inchiostro
Sull’intonaco bianco.
E che dire del cielo,
Io l’ho dipinto col mio blu,
Il colore della malinconia,
Il colore della vita.
Sopra questo muro bianco
Che sembrava una prigione
Io ho disegnato una porta,
L’ho aperta e sono scappato via.
A lungo ho errato per le strade
Cercando l’amore,
Cercando il bene e la compassione.
Ma la vita non ti insegna nulla
Se non glielo dai tu,
Se non gli dai le tue gioie,
Le tue frustrazioni, le tue paure,
Come in un piccolo teatro
Con pochi clienti,
Dove recita il tuo burattino
Un fantoccio di legno senza vita,
Senza nessuna importanza per gli altri.
Su questa baracca
Che sembrava una prigione
Io ho disegnato una porta,
L’ho aperta e sono scappato via
Adesso nessuno sa dove sono,
Né dove sarò;
Ma mi sento libero,
Non come poeta o burattino
Ma come un uomo,
Un uomo che ha imparato a volare.
MOTIVAZIONE
Il poeta, nonostante le coercizioni, con supremo sforzo, rompe le sue barriere mentali e fisiche per poter vivere. Si libera dell’indifferenza della società pagando sulla propria pelle lo scotto di andare contro corrente, di scomparire quasi per gli altri. Bellissima la metafora finale che rende il poeta finalmente libero, anche pronto a spiccare il volo.
2. Libero incanto
Assunta Caruso
Mi libro nell’aria e
mi sento all’improvviso leggera
impalpabile
sfuggente.
Sono un aquila grande
maestosa e fiera,
che vola libera nel cielo
attraverso le nubi, mari, i monti.
La pelle s’increspa sulle onde della musica,
s’irrigidisce al tatto
mentre l’anima sepolta s’agita,
sempre… sempre più forte.
Sono un piccolo sasso
che rotola instancabile lungo il dirupo
rapito dall’invisibile mano di un Dio
che come un amante reso geloso dalla passione,
lo cinge a sé.
Non resisto all’impulso che mi corrode dentro,
mi torce le membra
mi lascia esangue
e priva di sensi.
Sono un’insignificante goccia
che si perde travolta
dall’avidità di un inscindibile abbraccio
ad una cascata schiava della sua insaziabile sete.
Eppure sono viva: IO VIVO.
Forte.
Innamorata.
Libera.
Sono un minuscolo granello di sabbia,
perso nello spazio infinito
che si fa piccolo
d fronte all’immensità delle cose.
Un granello difficile da notare ma
libero di cantare, di volare, di respirare…
Libera di essere e di non essere.
MOTIVAZIONE
Sebbene i versi rivelino una forte drammaticità legata alla consapevolezza dell’essere fragile, affiora nella lirica uno spiraglio di luce che può condurre alla libertà e dare un profondo valore all’esistenza umana.
3. Voglia di libertà
Chiara Pollo
Vorrei sentirmi libera
di poter fare quel che voglio,
di non dover dare
spiegazioni né motivazioni
se essere normale o diversa.
Libera di poter mangiare
Senza avere sensi di colpa,
avendo la forza di riuscire
a trovare la chiave giusta,
ed aprire quel catenaccio
che imprigiona
l'anima, il corpo,
la mente e lo spirito,
non lasciandomi vivere,
anzi imprigionandomi
ad essere schiava di me stessa.
Capire che quello che conta
è quel che si ha nel cuore,
che spesso debole non riesce
a liberarsi dal male che lo ha ferito.
Vorrei avere la libertà
di vivere con coraggio
e affrontare la vita
essendo soddisfatta e contenta,
perché non è importante “essere”
ma “esistere”,
ed esistere liberamente
soddisfatta in pieno la vita
che molto spesso ci rende
schiavi di viverla liberi.
MOTIVAZIONE
Il poeta anela alla libertà con febbrile ricerca. Originali e suggestive le immagini con cui viene descritto tale cammino. I versi comunicano, con forza, la tensione dell’uomo che vuole con un atto di volontà, puramente interiore, conquistare la pienezza del suo essere nell’infinito dell’universo.
MENZIONI SPECIALI
Sciogli le briglie
ai tuoi pensieri,
falli volare fra gli eterei
spazi dove il sogno
incontra l'infinito.
Cavalca sentieri impervi,
senza timore di cadere,
segui il volo di un gabbiano
e schiudi le ali della tua fantasia.
Spezza le catene
dell’odio e dell’ipocrisia.
Scardina il lucchetto
posto al tuo cuore
e dona agli altri
tutto il tuo amore.
Segui il tuo credo,
liberamente e
confida in un “Dio Onnipotente”.
MOTIVAZIONE
Il poeta anela ad una libertà puramente interiore librandosi con la fantasia negli spazi infiniti e per sentieri impervi. Spersonalizzandosi, incoraggia, inoltre, all’altruismo e all’amore per il prossimo; il tutto con un verseggiare fluido e ritmico.
Oramai
del loro argenteo involucro
ho svestito
i miei sogni più belli,
mentre di falsità adorno i miei giorni
per non soccombere
all'impeto del dolore...
che mi prende
e mi trascina lontano,
fino a farmi
sfiorare gli abissi
quando il mio petto dolorante
espelle
un brivido lancinante
e l'eco empie gli angoli del mio spirito
facendo risuonar le parole
che vi risiedono da sempre!
Lasciatemi vivere il mio abbandono;
lasciatemi sentire
quell'ebbrezza infinita;
lasciate che il vento
possa ancora scorrere tra le mie dita,
affinchè solo per un istante
la mia vita sia infinita!
MOTIVAZIONE
Il testo è attinente al tema perché l’autore avverte forte il senso della libertà che viene fuori dal suo intimo, con grido lancinante, per poi placarsi e fargli vivere con ebbrezza infinita il suo abbandono.
Il canto del mendicante
Antilici Fabrizio
Il mio lavoro è la sopravvivenza
e la mia casa il mondo. Le pareti
son alberi e giardini, e ho come tetto
stelle. L’acqua è dal cielo e così pure
il fuoco ed anche il freddo. Quando a sera
la luce trema e fugge dal mio sguardo
io mi ritrovo libero e mai solo
perché il mio cuore batte ed io lo sento
nel silenzio dei campi intiepiditi
e un Dio d'amore e pace m'è vicino.
E quando poi cammino in mezzo agli altri
sfido gli sguardi alteri col mio canto
in libertà, pensando a ciò che sono:
allor sorrido ai simili, sereno.
Ma loro, che non sanno a cosa penso,
mi sfuggono cambiando direzione.
Pochi mi danno “soldi per il pane”
quasi nessun s’accorge che sorrido
e i più mi squadran freddi e con disprezzo;
solo un bimbetto oggi, un cuccioletto
di forse due anni e mezzo o forse meno,
ha mosso allegro quella sua manina
verso di me, ch'allor mi son commosso:
ai semplici è concesso di capire,
loro soltanto tengono le chiavi
del paradiso. E credo che sia vero.
Non rovinar crescendo il tuo bel cuore
non diventare come quei balordi
che, senz’amore, ridono di tutto;
non rinnegare mai la tua mitezza
se la possiedi: è l’unico tesoro
per conquistare l’animo degli altri
e per capire il mondo e per amarlo
sopportandone il peso ed i dolori.
MOTIVAZIONE
La lirica con profondità di accenti, e facendo emergere il senso di libertà che rende grande e rispettabile il cuore di un mendicante che sembra avere niente, ma vive in una invidiabile stato di libertà interiore.
SEZIONE VERNACOLO NAPOLETANO
Voglio vulà luntano
accarezzann ‘o viento,
c’ ‘o sole dint’ ‘e mmane
brucià tutt’ ‘e turmiente.
Senza ‘sti sofferenze
c’appicciano ’stu core,
vulesse na speranza
ca ’o munno esiste ancora.
Me sento cchiù felice
quanno penzo a ll’ammore,
e ’stu prufumo ’e pace
me porta addò Signore!
’Sta vita po’ se nfonne
cu gocce ’e luna chiena,
’o mare mmiez’a ll’onne
me parla sul’ ‘e bbene.
Chest’aria ’e primmavera
respiro chianu, chiano,
te vaso int’ ‘e penziere
senza aspettà dimane.
Dint’ ‘a nuttata ’e stelle
me fanno cumpagnia,
’sta luce accussì bella
stut’ ’a malincunia!
I’… cerco nu surriso
e chesta capa mia,
se sonna ’o Paraviso
mentre s’abbraccia a Dio.
E comm’a n’auciello
p’ ‘o cielo culurato,
cchiù forte sbatt’ ‘e scelle
chest’anema ncantata!
MOTIVAZIONE
Nel testo si susseguono armoniosamente immagini che comunicano sensazioni toccanti e che si risolvono nella scoperta che la libertà produce felicità solo se scaturisce dall’incontro con Dio.
2. O curaggio ‘e cagnà
Raffaele Scala
Simme tutte priggiuniere
d’ ‘a paura e de l’orgoglio
c‘arravogliano ‘e penziere
comme l’onne ‘nfaccia ‘e scoglie.
Simme schiave ‘e tutt’ ‘male
ca facímmo a chesta terra,
dint ‘o lietto ‘e nu spitale
n’ata vita ca se ‘nzerra.
Tutt’ ‘e juorne cumbattimmo
pe distruggere sti mostre,
stanche ‘a sera ce addurmimmo
nun se ferma chesta giostra.
Fino a quanno ce girammo
’nnanz ‘a n’ata prepotenza
e po areto criticammo
pe fa fesso sta cuscienza.
Pe nu tuorto ‘e quatte sorde
ce facimmo ‘o sango amaro,
e mettimmo appise à corda
‘e perzone a nuie cchiù care.
Simmo libere ‘e cantà,
‘e ce fa na cammenata,
ma ‘o curaggio pe cagnà
chillo, resta carcerato.
E pirciò dateme retta,
chesta nunn’ è dignità,
mo levammoce ‘e manette
e pruvammo ‘a libertà.
MOTIVAZIONE
La libertà come liberazione è cantata con immagini plastiche che fanno vivere i momenti delle prigioni che ci schiavizzano: “l’omme n’faccia e scoglie”, “o male e n’coppe ‘a terra” “’o lietto d’’o spitale”. Ma soprattutto il coraggio di cambiare per provare la libertà.
3. Vulà senza ‘e scelle
Adriana Fiore
Ll’atu juorno na guagliona
ca canosco 'a piccerella
me dicette bell'e buono:
“M'hé ‘a parlà d’ ‘a Libbertà.”
“Accussì... cu ddoje parole?”
- rispunnette frasturnata -
“Chesto nun t’ ‘o ‘mpara ‘a scola!...
Ma mo provo a t’ ‘o spiecà.
Bella mia, fa ‘o quatt’ ‘e maggio...
votta abbascio ‘a rrobba vecchia...
piglia a ddoje mane ‘o curaggio
si cumete vuo’ annarià.
Spiezze anielle d’ ‘e ccatene
ca te tèneno attaccata:
lusso... sorde... so’ velene
comm’ ‘a ‘mmiria e ‘a ‘nfamità”.
“Ma po’ ‘o core stà vacante!”
- me dicette ‘a figliulella -
“Cierti ccose so’ ‘mpurtante...
e tu dice d’ ‘e ghittà!...”
“Si faje chello ca te dico
tu te sentarraje liggera:
è ‘o cunziglio de n’amica:
sulo ‘o bbene ce ‘a ‘mpizzà.
Si ritruove dint’ ‘a mente
tutt’ ‘e suonne ‘e na criatura,
chillu sguardo trasparente
ca te’ dà l'ingenuità,
tu cu ‘o core chino ‘e Ammore,
pulezzato ‘a ogne magagna,
siente ‘mpietto nu calore
ca te sape sullevà
pe’ vulà ‘nzieme cu aucielle
mmiez’ ‘e nnùvole, llà ‘ncielo...
pure si nun tiene ‘e scelle
tu assapure ‘a Libbertà.”
MOTIVAZIONE
La lirica canta l’itinerario per potersi librare, insieme agli uccelli nel cielo della libertà. Gettare via tutto ciò che impedisce lo spazio dello spirito, nel quale “s’adda impizzà sulo o bene!”. L’espressione letteraria è scorrevole e ben ritmata.
MENZIONI SPECIALI
’A libertà è na cosa
ca nun te dànno ll’ate:
nu petaluccio ‘e rosa
ca secca int’a’ ll’estate.
’A libertà è cunquista
ca se fa c’ ‘o cerviello:
te fa aizà d’à pista
comme fusse auciello.
’A libertà è vittoria
ca nasce int’ ‘o penziero:
nun ce sta eroe d’ ‘a storia
’e ll’ate prigiuniero.
’A libertà è pacienza
ca vence a ppoco a ppoco:
nun ce vo’ n’arco ‘e scienza
anzi è comm’a nu juoco.
’A libertà è ricchezza
ca sazia anema e ccore:
menammo bbona ‘a rezza
e ce facimmo onore.
MOTIVAZIONE
Consapevolezza e riflessioni autentiche sgorgano irruenti dal cuore del poeta che con ferma convinzione matura la verità sul senso della vita che vede ogni essere umano attore principale delle sue azioni e capace di seminare il bene: “menammo bbona ‘rezza e ce facimmo onore”.
L’aggio ‘ncuntrata dint’ ‘o libbro ‘e scola
’a spiegazione scritta ‘e ‘sta parola:
“fare o non fare secondo volontà”...
ma nun risponne sempe a verità!
’Ncopp’ ‘a ‘sta Terra ogni criatura
è sempe stata schiava d’ ‘a natura,
nu poco ‘e libertà si l’ à truvata
è sempe libertà condizionata!
Allora nunn’ esiste? Nunn’ è overo!
Esiste ma se trova c’ ‘o penziero:
’a tiene annascunnuta dint’ ‘o core
c’ ‘o sentimento ca se chiamma Ammore.
Pecchè si tu vuò bene a tutte quante,
uommene, animale sciure e piante,
all’intrasatto, senza ce penzà...
truove ‘o significato ‘e libertà!
MOTIVAZIONE
Il poeta, partendo dalla definizione di libertà, ci svela in realtà la sua personale visione di questo concetto: amare incondizionatamente significa essere liberi e partecipare in modo esaltante al mistero del creato.
