
Classifica X Ed. 2008 | Antologia X Ed | Foto | Organizzazione
Sabato, 9 Novembre 2008
CLASSIFICA DELLA X EDIZIONE - 2008
DEL PREMIO NAZIONALE DI POESIA PADRE GAETANO ERRICO
CLASSIFICA
SEZIONE LINGUA ITALIANA
1. Lavoro, a un canto di papaveri e di grano
Loriana Capecchi
2. Preghiera di un venditore di borsette
Rita Garzetti Chianese
3. Grazie a voi
Luigi Formisano
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
La parabola del lavoro
Elena Dragone
Riflessi di una storia
Francesco Fusco
Terra. Madre e Padrona
Fulvia Marconi
SEZIONE VERNACOLO NAPOLETANO
1. Gocce d'ammore
Raffaele Scala
2. ‘O lavoro
Gerardo Altobelli
3. O rispetto e 'a dignità
Mariella Larenza
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
A faccia scura d' 'a fatica
Luisa Scala
'O lavoro
Vincenzo Russo
SEZIONE LINGUA ITALIANA
1. Lavoro, a un canto di papaveri e di grano
Loriana Capecchi
Di te
madre
ricordo le mani
forti di giorni eppure delicate.
Nera la veste
raccolti capelli
lisci
che il vento dell'ora ha imbiancato.
Cantavi e di storie riempivi le stanze
che raccontavano genti
gli amori
spinti alle crete dorate dei campi
complici forse papaveri e grano
forse una notte ubriaca di stelle.
Dentro ogni canto il lavoro
la vita
lo stesso cielo al cambio della luna
e briciole d'ironica saggezza
di chi intera conobbe la fatica
ma pure leggerezza di speranza.
Giorni su giorni nell'occhio del sole.
Figli su figli
papaveri e grano.
Segno di croce a un suono di campana.
E mai ti vidi piangere. Sapevo
un tuo dolore da un sospiro breve.
Motivazione
Poche e sfumate le immagini, appena accennate le sensazioni; in un linguaggio leggero e musicale c'è il racconto di tutta una vita, trascorsa come un campo di gioia e d'amore. La lirica è intrisa di una struggente malinconia fatta di rimpianti e di speranze per una esistenza che dà sapore e autenticità allo scorrere del tempo.
2. Preghiera di un venditore di borsette
Rita Garzetti Chianese
Quando non sarò che un'ombra vagante su queste strade,
vorrei che qualcuno dicesse:
"Era figlio di una terra di deserti senza fine e di montagne impervie
di foreste immense e di grandi fiumi
di savane polverose e di praterie inondate dal sole,
che gli tornavano alla mente
quando camminava su queste strade chiuse tra due muri di cemento
in cui ogni giorno era difficile vedere il sole”.
Quando i miei occhi vedranno cose eterne,
vorrei che qualcuno pensasse:
Nei suoi occhi erano tutti gli occhi delle donne del villaggio
con i vestiti colorati e i bambini legati sulla schiena,
che ridevano al pozzo quando attingevano acqua.
Ne sentiva la nostalgia quando parlava
alle donne pallide e senza sorriso di questa terra:
“Compra signora, faccio prezzo buono!”
Quando la mia anima sarà leggera
come l'aria del mattino,
vorrei che qualcuno ricordasse:
“Portava sulle spalle
tutto il peso dei bambini d'Africa
partiti oltre l'oceano e mai tornati
quando bambini bianchi ben vestiti
calpestavano la sua merce
e lo chiamavano negro”.
Quando non avrò più corpo
per calcare queste strade,
vorrei che qualcuno sapesse:
“Era venuto da straniero,
ma ha cercato di non esserlo
e di rispettare le leggi.
A volte c'è riuscito e a volte no”.
Motivazione
Il mondo costruito oggi dall'uomo è anche un mondo costruito per l'uomo? È l'interrogativo che pone la “Preghiera di un venditore di borsette”. La preghiera: è denuncia di un dramma dei nostri tempi: l'uomo e la sua dignità negata; è appello alla coscienza di tutti: ci sono milioni di uomini che oggi vivono ai margini della cosiddetta civiltà, ai margini delle arterie della vita; è sogno di un mondo nuovo: un sogno che vive nascosto nella fatica di un lavoro umile ed umiliato, ma tenacemente perseguito e affidato all'intelligenza, al cuore e alle mani di coloro che lo riterranno meritevole di attenzione.
3. Grazie a voi
(Omaggio a volti senza nome della mia esistenza)
Luigi Formisano
A chi con mani sapienti quel mattino di gennaio
veicolò il mio passaggio dal buio soffice del ventre di mia madre
alla sorprendente luce che riveste questo fantastico mondo.
Alla tenera donna che fanciullo seppe entusiasmarmi del suo sapere
donandomi il primo fuoco della curiosa conoscenza
e la scintilla della ricerca che ancora oggi mi vive dentro.
A chi per anni ha vigilato sull'impeccabile efficienza
di questa straordinaria macchina che è il mio corpo
che oggi fa sì che quella scintilla possa forte brillare
in ogni attimo della mia esistenza.
A tutti gli artisti della buona tavola che nella mia vita ho incontrato
i quali con inaspettata creatività, grazie ad abile ingegneria culinaria
han saputo rendere il mio nutrimento un quotidiano piacere.
Ai giocolieri della parola in versi, in rima, in prosa,
che mi hanno accompagnato sorprendendomi in luoghi e momenti
che la mia fantasia non avrebbe mai saputo abitare.
A chi ha nutrito me e la mia mente rendendomi quel che oggi sono.
A chi ha impastato calce e sudore per costruire la mia dimora
ed a chi ha respirato aria e polvere di legno per darmi il tavolo su cui scrivo.
A tutti gli uomini che fanno del proprio silenzioso lavoro
indispensabili frammenti capitali dell'esistenza altrui.
Ad uomini e donne qualunque che han compiuto quel fantastico salto nel vuoto
che è l'entusiasmante sfida e l'arduo lavoro di educare una nuova vita
ai binari dell'onesta e completa realizzazione del sé.
A quell'uomo e quella donna comuni
che quel salto un dì passato compirono
donandomi il privilegio di poter oggi raccontare tutto ciò.
Motivazione
In questi versi il poeta rievoca il viaggio della sua vita fatto di sostegno, amore ed operose realizzazioni. Emerge in lui struggente l'amore per tutti quelli che lo hanno formato nutrendolo nel corpo e nella mente per farlo diventare l'uomo che egli oggi è.
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
La parabola del lavoro
Elena Dragone
Sono tanti i talenti
che il Signore mi ha dato,
sono tante le cose
che ogni giorno ho donato:
un sorriso o un aiuto,
un pensiero speciale.
Ma il momento più bello
dei giorni che vivo
è quello in cui sento
fatica ed impegno
nel mio lavorare:
allora i talenti
dan frutto per tutti,
mi portano accanto
ad altre persone,
lavoro con loro.
Per me e per loro.
La nostra fatica ci porta
a capire il lavoro di Dio,
la Sua Creazione:
scintille divine,
siam parte di Lui,
operai nella vigna
zappiamo con Lui,
anche noi raccogliamo dei frutti.
E non siamo più soli
a cercar dignità.
È una gioia complessa,
un lavoro compiuto:
quando scende la sera,
non trovo il potere
ma il senso profondo
dell'essere viva
in questo gran mondo.
Motivazione
I versi hanno l'andamento di un canto di lode al Signore, sono l'omaggio a tutti quelli che nel silenzio e nell'operosità contribuiscono a costruire un mondo il più vicino possibile al progetto del Creatore. La parabola del lavoro dà vita ad un ciclo dal sapore antico e dal riflesso eterno.
Riflessi di una storia
Francesco Fusco
Le rughe del volto
schiudono le pagine
di una vita.
E là innanzi
allo specchio delle memorie
appare una fronte
madida di sudore:
il significato di una Storia.
La speranza che quelle gocce di sudore
nel futuro divenissero
pane sicuro
e testimonianza d'Amore...
Ora che il mio viaggio
giunge quasi a termine,
volgo gli occhi all'indietro
e nel percorrere la parabola della vita,
scopro una cosa meravigliosa:
il tempo ancora non si è fermato...
Io lavoro ancora!
Motivazione
Nostalgica e struggente la rievocazione del tempo passato; la vita volge al termine, i ricordi affiorano prepotenti dalla memoria a sottolineare che nulla è stato vano. Tutti gli attimi spesi nel lavoro sono una testimonianza d'Amore che rendono l'uomo scintille dell'Eternità.
Terra. Madre e Padrona
Fulvia Marconi
Terra, madre e padrona dell'umane genti,
forte e munifica ad elargir favori,
fiamma di vita a chi protende mano
al rigoglio di tua munificenza.
Canta e riposa nel grembo tuo opulento,
tiepido seme che a germinar s'appresta.
Cieca la talpa, in te, cerca dimora,
per riparar dal gran chiaror solare.
Rami ed arbusti tendon fronde al cielo
a ringraziar del turbinio selvaggio i nembi
quale presagio al madido appagante agio,
di solchi arsi in febbricitante attesa.
Terra, fonte di vita e alcova di mistero,
rechi nel ventre il sussurrar del grano,
indi t'imperli d'odor di gelsomino,
per provocar del vento la carezza.
Dura e callosa per chi conquista il pane,
tenera e morbida qual modulato salmo,
in quell'abbraccio grande più del cielo,
a quel figlio che la sorte t'ha affidato.
Fa che per lui sia soffice la coltre,
che lo protegge nel giaciglio arcano,
dove la voce parla col mormorar dell'onde,
dove il pensiero viaggia ad inseguir la brezza.
Lascia un pertugio chiuso, o tollerante madre,
sì limitato che tu non lo intuisca,
fra le tue grandi mani che hanno elargito tanto,
l'anima al ciel s'involi a ricercar d'incanto.
Motivazione
Il componimento, con buona fantasia, esalta la fertilità della madre terra, la quale non fa mancare nulla all'uomo che si impegna alacremente nel lavoro, incurante dell'inclemenza del tempo e dei calli che induriscono le mani; terra benigna e ospitale per l'uomo e gli animali.
SEZIONE VERNACOLO NAPOLETANO
1. Gocce d'ammore
Raffaele Scala
Quanno a Dio l'aggio addimannato
si doppe 'a morte tutto è fermato,
m'ha risposto cu note 'ncantate
na musica che sento speruto
si guardo l'opera 'e chill'artista
c'ha fatto 'e scarpe c'aggio accattato,
l'arpeggio che fa nu chitarrista,
l'invenzione 'e nu grande scenziato.
Chisto, e n'ati mille mestiere
so' gocce d'ammore che luceno,
arracquano 'o senzo de' penziere,
e n'armunia 'e culure schiureno,
pittano sta vita cu 'a bellezza,
cu 'a passione fanno na curnice,
'ncopp' 'a sta terra nun c'è ricchezza
cchiù d' 'a fatica pe fa felice.
L'ommo pe chesto rimane eterno
pe chello c'ha fatto e che lassa,
na rota che gira e che guverna
sta vira che resta e nun passa.
Motivazione
Stupore… meraviglia… sono gli “ingredienti” necessari per cogliere il senso e il valore del lavoro ed accettarne responsabilmente la fatica che esso comporta. I “frutti” del lavoro dell'uomo sono tante gocce d'amore che luccicano e incantano, perché in esse c'è creatività, bellezza, passione, armonia di colori, voglia di vivere. Ogni “goccia” una nota, tante “gocce” tante note che, messe insieme, diventano un corale inno alla vita e alla gtioia di vivere. Quelle “gocce” sono un dono che abbiamo ricevuto e che lasciamo come dono a chi verrà. E in questo fluire del tempo e del dono viviamo già di eternità.
2. ‘O lavoro
Gerardo Altobelli
Lavoro nun vò dicere "fatica"
quanno se fa cu' core e sentimento,
senza nu scopo o 'na raggione amica
ma ch'interessa a tutta l'ata gente.
Nun dico ca sapesse pittà 'o sole
però mettenno 'a bona vuluntà
ve pozzo dà cu' fatte e cu' parole
chello c'a vita m'à 'mparato a fa'.
Si io faccio 'na cosa e serve a te
e tu faie 'n'ata cosa e serve a me
'o lavoro ca facimmo pe' campà
va' a beneficio d'a comunità...
E ce po' fa' capì ca chesta Terra
c'a mano 'e tutte quante adda girà
pecchè nuie simme maglie ' e 'na catena:
chella catena d'a fraternità!
Motivazione
Amare ciò che si fa e non fare ciò che si ama: è il messaggio di questo componimento poetico. È l'amore per il lavoro che si fa che permette che esso non diventi fatica senza senso, imposizione subita, monotona routin. È l'amore per il lavoro che si fa che consente di guardare con rispetto ed ammirazione chi lavora, perché ogni lavoro è a a vantaggio di tutti, a vantaggio della comunità. È l'amore per il lavoro che si fa che crea solidarietà, permettendo così alla terra di continuare a danzare nell'universo e noi con essa.
3. O rispetto e 'a dignità
Mariella Larenza
M'arricuordo comm'aiere ‘o mio primo iurno ‘e scola:
‘o liceo mo' facevo ma niscuno ancora canuscevo.
Po' trasette ‘o professore e, seduto al posto suo,
addimannava gentilmente a uno a uno:
“Tuo padre che lavoro fa?”
“L'avvocato!”, risponnette na' guagliona;
“Il dottore” dicette subito ‘n'ata “e ve manna pure ‘a salutà!”.
Un'e' lloro, chiene ‘e foja,
s'aizaie ‘a copp'a seggia, con fare presumente:
“Papà fa il politico, modestamente! E … professò, se avete necessità,
m'arraccumanno, addumannate liberamente
perché isso sape buone dove e comme addà manovrà”.
Poi si rivolse a me con fare arcigno:
“Il tuo cognome nulla mi dice.
Che mestiere fa tuo padre? E' forse un vice?”.
No professore, vi sbagliate.
Pateme è operaio, ma pur'isso sape manovrà.
Bulloni e viti: sono questa la sua specialità!”.
Mi guardò prima stupito, poi indignato, infine impietosito.
“Poverella” mi dicette “i libri, almeno, te li può comprare?”.
Me faciette tutta rossa p'ò scuorno e a' ‘arragiatura.
“Professò” rispunniette “co' n'ù poco ‘e danare,
pure pateme chest'ò po' fa.
Ma ce stanno doje cose ca' isso m'ha dato
e che nisciuno e vuje se po' accattà,
perché n'abbastano soldi
p'e' putè pavà: ‘o rispetto e ‘a dignità.
E mò, professò, che dicite,
vulessimo pure nuje abbià a' faticà?”.
Motivazione
Ci sono valori che non si possono comprare né quantificare in quanto manifestazioni della scintilla Divina che è in ogni essere umano. La grande eredità che un padre può trasmettere al figlio non è la ricchezza materiale, ma è il senso della dignità e del rispetto per sé e per gli altri.
MENZIONI SPECIALI DELLA GIURIA
A faccia scura d' 'a fatica
Luisa Scala
E' overo ca 'o lavoro è dignità,
si nun ce stesse 'o munne se fermasse,
però ce stanno cierti verità
ca nun vonno vedè chi guarda e passa.
Ce sta 'a fatica d' 'e criature,
ca pe nu muorzo 'e pane e quacche lira
scenno 'int' 'e miniere scure scure
e quanno è sera so' pittate nire.
Pareno vicchiarielle rassignate,
mai nu sfastirio e manco nu lamiento,
so' nate dint' 'e terre sfurtunate
songhe criature che campano 'e stiente.
Nun sanno che vo' di' na pazzièlla,
'a libertà pe lloro nun ce sta,
so' schiave, songhe comm' 'e pucurelle
cu 'a capa 'a sotto zitte a faticà.
E songhe 'e tutte razze e civiltà,
so' russe, gialle ianche marucchine
ca l'ommo sfrutta senza dignità,
appena schiara juorno ogne matina.
Rose cugliute 'a dint' a nu ciardino,
ancora 'nchiuse pronte a s' arapì,
ruselle prufumate senza spine
'e piccerille so' proprio accussì.
'E stiente nun so' fatte p' 'e criature
surtanto a l'ommo spetta 'e faticà,
fernesciarrà nu juorno sta turtura
e turnarranno a ridere e pazzià.
Motivazione
Non è il colore della pelle o il tratto del viso o la condizione sociale ciò che distingue un bimbo da un altro. Essi sono tutti uguali, hanno gli stessi diritti che spesso vengono violati dalle cattiverie e dallo sfruttamento dei prepotenti che impediscono a questi fiori di schiudersi alla vita negando loro le gioie tipiche della loro fanciullezza.
E' brutto o si è bello
te veste 'e dignità,
e ncielo n'ata stella
è pronta a s'appiccià.
Chi nun 'o tene
se ne va luntano,
e scont' 'e ppene
pe' na vita sana.
Cerca p''o munno
chi ce dà na mano,
e spisso nfunno
trova sole e pane.
Astregne 'e diente
po' chi l'ha perduto,
e dint'a niente
va cercanno aiuto.
Chi po' s' ‘o nventa
pecchè è napulitano,
caccia 'e turmiente
'a chesta terra strana.
Cu forza e fantasia
alluntana 'sti lamiente,
s'affida â bona 'e Dio
e prega sulamente.
Ll'ommo senz' ‘o lavoro,
è triste overamente,
'sta pace dint' 'o core
le sbatte comm' 'o viento,
E a chi po' nun l'apprezza
pe' quanto è doce o amaro:
"Vuttammo chesta rezza
ca 'a vita è sempe cara".
Motivazione
La lirica è un canto alla dignità e all'importanza del lavoro che è tormento per chi lo cerca o lo ha perduto..E' un omaggio all'inventiva del napoletano che non si stanca mai di affidarsi a Dio e di sperare pur nelle difficoltà in un domani migliore. Vuole essere uno sprono per coloro i quali rinunciando al lavoro dicono “no” alla vita.