Raffaele Mennella, servo di Dio
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Il 22 giugno 1877 a Torre del Greco (Napoli) nasce da Antonino ed Annunziata Manguso Raffaele Mennella. Nello stesso giorno è battezzato nella Chiesa parrocchiale di S. Croce. Il padre, uomo di profondi sentimenti cristiani, fa il pescatore. La mamma, una donna santa, si comunica tutti i giorni, recita il santo rosario insieme alle persone del vicinato, che raccoglie nella sua casa. Raffaele fin da fanciullo nutre amore e devozione per i suoi genitori, ai quali è obbedientissimo e frequenta la scuola con molto profitto. Diventato grandicello, per difficoltà economica, dai genitori è mandato in una bottega di corallari per imparare il mestiere.

Ogni giorno prima e dopo il lavoro non manca alle celebrazioni religiose nella Chiesa del Carmine. Continua i suoi studi, frequentando la scuola serale presso due sacerdoti del suo paese, che notano la bontà, la pietà e la diligenza del ragazzo.

Da fanciullo sente la chiamata al sacerdozio, che si accentua, crescendo in età. Conoscendo il P. Luigi Torrese, missionario dei Sacri Cuori e suo compaesano, gli si affeziona e,quando questi arriva a Torre del Greco, lo preleva alla stazione e poi ve lo accompagna. Un giorno gli manifesta il desiderio di essere anch’egli un missionario dei Sacri Cuori. Il 10 novembre 1894 è ammesso nella comunità religiosa dei Missionari dei Sacri Cuori in Secondigliano. Il suo tenero amore al S. Cuore di Gesù ed a quello di Maria, la sua tendenza a predicare, il tenore di vita fanno subito capire ai superiori che Dio lo chiama a quest’Istituto religioso, i cui membri, educati per tempo ad alimentare nei loro cuori la fiamma dell’amore dei Cuori amabilissimi di Gesù e di Maria, fanno professione di riaccenderlo con ogni sorta di lavoro del ministero apostolico nei cuori del prossimo.

All’età di 17 anni indossa l’abito religioso ed inizia il noviziato, sotto la guida del P. Luigi Balzano. È di statura media, pallido in volto, ha gli occhi neri ed i capelli coloro castano. Modesto nel comportamento, ha uno sguardo, dal quale traspare innocenza, semplicità e simpatia. È attentissimo nell’adempimento di tutti i doveri e nell’osservanza di tutti i regolamenti. Il 21 novembre 1895 emette la professione religiosa, divenendo un missionario dei Sacri Cuori.

La sua vita presenta come fatto straordinario il compimento perfetto delle cose ordinarie. Egli è straordinario nell’osservanza della Regola religiosa e di tutti i suoi impegni. Fin da noviziato l’impara a memoria, la medita ogni giorno, annota le spiegazioni, ne parla con i compagni. La sua osservanza è così esatta, che più non si può desiderare anche in un uomo maturo. Non c’è regola dell’Istituto che egli non osservi esattamente. Termina la sua vita, dicendo sul letto della morte a chi gli rimprovera la troppa scrupolosità nell’osservanza: "La mia gioia è morire martire dell’osservanza della nostra Regola".

È affabile e dignitoso nel trattare. Non si adira. È placido nel comportamento ed ilare in volto. Non consente critiche verso nessuno. È servizievole verso tutti. Presta cure incredibili ai confratelli malati. Qualche volta si alza di notte per servirli. Si accontenta di tutto, sopporta con piacere qualche privazione.
È umile e mansueto e con pazienza ammirabile sopporta le sgarbatezze. Cerca di rimanere nell’oblio. Studia con impegno, ma solo per la gloria di Dio e per essere utile al prossimo. Ha sempre il pensiero rivolto a Dio, ama pregare ed è bellissimo vederlo davanti al SS. sacramento, tutto raccolto, senza fare un minimo movimento.

La domenica va a visitare i malati, prestandosi in ogni modo per essere utile. Parla loro di Dio, recita con loro il santo rosario, li conforta con sante parole, invitandoli a sopportare pazientemente le infermità, fa loro dei piccoli regali.

Il 3 luglio 1898 ha l’avviso della sua mortale malattia con un’emottisi. Il medico l’avverte che la sua malattia, la tisi, è grave ed egli, calmo e sereno, risponde: " Eccomi sono prontissimo a fare in tutto e per tutto la divina volontà" Il 2 agosto è inviato dai superiori al suo paese con la speranza che l’aria nativa gli possa giovare. Il medico, dopo averlo visitato, esclama: " E’ tanto tempo che faccio il medico e finora non avevo visto un ammalato che in stato grave se ne stia giulivo e contento. Ogni altro per la malattia che soffre se ne sarebbe già morto per lo spavento, ma egli resiste ancora, perché non se la piglia. Beato lui che è proprio un santo".

Il 15 settembre, alle nove del mattino il parroco gli porta la comunione e l’unzione degli infermi e prima di salutarlo gli dice: "Raffaele, quando sarai in paradiso, prega per me". Un suo confratello, che lo assiste gli raccomanda: "Mennella, se il Signore ti chiamerà in paradiso non ti dimenticare di me, dei tuoi superiori, dei tuoi confratelli e della tua famiglia" ed egli risponde: "Che dici? dimenticarmi dei miei confratelli, dei superiori e di tutti coloro che mi hanno fatto del bene? Non sia mai" Alle tredici e trenta è solo con la mamma, si guardano intensamente, la mamma accenna a qualche lacrima, allora egli si volta leggermente sul lato destro verso l’immagine della Madonna. Ha 21 anni, tre mesi e cinque giorni, quando si addormenta nella pace dei giusti. Quando la salma passa per il paese il giorno dopo per essere portata in Chiesa e poi al cimitero unanime è il commento: "E’ morto un santo! Raccomandiamoci alle sue preghiere".

Il suo corpo riposa nel Santuario dell'Addolorata a Secondigliano e la sua tomba e vicina alla cappella del Beato Padre Gaetano Errico.
 
MISSIONARI DEI SACRI CUORI
DI GESU' E DI MARIA